Yermolaev Yer-2 - Res Aeronautica

Vai ai contenuti

Menu principale:

Yermolaev Yer-2

Nel 1936 Roberto Bartini, un ingegnere italiano rifugiatosi in Unione Sovietica per motivi politici, realizzò un particolare apparecchio bimotore da trasporto civile caratterizzato dalle forme insolite, che prevedevano un piano alare dalla configurazione ad ala di gabbiano invertita, e capace di ottime prestazioni, in particolare nel rapporto fra autonomia e carico utile.
Nonostante le buone capacità dell'aeroplano, lo Stal-7, così era stato denominato il bimotore, non ottenne alcun interesse governativo e rimase allo stadio di prototipo.
Convinto della bontà del suo progetto, comunque, Bartini non si perse d'animo e nel 1938 studiò una versione da bombardamento del proprio velivolo, ponendo particolare accento sulla capacità di carico bellico e sulla grande autonomia.
Il nuovo aereo riprendeva di fatto la stessa configurazione e disegno dello Stal-7, ma presentava dimensioni maggiorate e l'installazione dell'armamento difensivo, il quale si componeva di una postazione brandeggiabile ventrale ed una torretta idraulica dorsale.
Nonostante il contributo di Bartini alla causa sovietica, nel 1940 il progettista venne arrestato con false accuse di collaborazionismo e spionaggio a favore della Germania nazionalsocialista.
Privato del suo originario capo tecnico, il boureau di Bartini venne preso in carico da Vladimir Yermolaev, un giovane ed energico progettista messosi più volte in luce per le sue capacità, il quale proseguì il lavoro del progettista italiano senza discostarsi troppo dall'impostazione di base già studiata della macchina.
Si arrivò pertanto al 1939 con la presentazione ufficiale del progetto alle autorità, che misero in produzione due prototipi sotto la denominazione di DB-240.
Problemi sorsero però in ordine alla disponibilità dei motori inizialmente preventivati, che dovettero essere sostituiti con impianti di minor potenza, andavando a condizionare pesantemente le prestazioni, specialmente nelle alte quote.
Nonostante le difficoltà tecniche, nel 1940 il primo dei due prototipi potè essere sottoposto ad una iniziale fase di collaudo, durante la quale emersero gravi limitazioni alla velocità massima, che raggiungeva soltanto i 445 km/h contro i 500 km/h previsti durante la progettazione.
Altri inconvenienti furono riscontrati, inoltre, durante le prove di atterraggio e decollo, operazioni che ci si rese conto richiedevano degli spazi troppo grandi, soprattutto in relazione al generalmente precario stato infrastrutturale di gran parte delle aviosuperfici ed aeroporti militari sovietici, spesso limitati a semplici piste di manto erboso.
D'altro canto, però, innegabili erano le ottime qualità di carico abbinate ad un armamento ritenuto più che sufficiente e soprattutto ad un'autonomia eccellente.
Data la mancanza di veri e propri bombardieri strategici capaci di percorrere lunghe distanze, solamente il Pe-8 poteva rientrare in tale categoria ma la sua produzione fu piuttosto limitata (se ne parlerà a tempo debito in apposito post), le autorità militari decisero di andare avanti nella messa a punto e nell'evoluzione della macchina impostandone la produzione con la sigla di Yer-2.
I primi esemplari di serie, che avevano subito qualche marginale modifica rispetto al prototipo, iniziarono a raggiungere i reparti nella tarda estate del 1941 ed al momento dell'invasione tedesca si calcolano 63 apparecchi consegnati, dei quali però soltanto 34 risultavano opeartivi.
Nonostante la forte carenza di bombardieri strategici della V.V.S., la produzione dello Yar-2 venne quasi subito arrestata per consentire una maggior disponibilità di Il-2 e i pochi bimotori sopravvissuti alle prime battute di guerra furono concentrati in un'unica unità, la quale intraprese, senza scorta e subendo pesanti perdite, operazioni di bombardamento su obiettivi situati in profondità nel territorio tedesco.
Data la mancanza di rimpiazzi, il numero di Yermolaev Yer-2 operativi si ridusse velocemente e al luglio 1942 solamente otto aeroplani risultavano ancora funzionanti, anche se bisogna sottolineare come in quel periodo le catene di montaggio si stavano iniziando timidamente a muovere per ripristinarne una minima produzione.
Nel tentativo di dare nuova linfa all'apparecchio, che sembrava essere sul punto di un probabile abbandono, Yermolaev ed il suo staff provarono in un primo momento a rimotorizzare il bombardiere con propulsori appositamente concepiti per il volo in alta quota, ma tale soluzione fu presto scartata per via dell'inaccettabile aumento della già lunga corsa di decollo ed atterraggio, oltre che per una sensibile riduzione dell'autonomia.
Più fortunata fu invece l'idea di adottare due motori disel, i quali portavano numerosi vantaggi in termini di economicità dei consumi, semplicità costruttiva e di manutenzione e, cosa particolarmente gradita, lavoravano con carburanti meno costosi e disponibili in grandi quantità, anche se penalizzate risultavano le performance di velocità.
Tali propulsori, però, richiesero un adattamento delle semiali, le quali dovettero essere ingrandite, ed in prima battuta si rivelarono dalla difficile gestione, dato che nel caso di mal funzionamento o arresto improvviso era impossibile riuscire a riattivarli in volo.
Più tranquilli furono gli impianti installati successivamente, che al contrario dei predecessori si rivelarono molto stabili e dal funzionamento docile ed agile.
Così modificato, lo Yer-2 conobbe di fatto una seconda vita: maneggevole ed affidabile, anche se mai particolarmente veloce, il bimotore fu rimesso in produzione nel 1943, anche se a ritmi non troppo elevati, rimanendo in servizio fin dopo la seconda guerra mondiale, ovvero fino a quando non si resero disponibili anche per la V.V.S. dei più adatti bombardieri strategici quadrimotori.
Va infine ricordato che un'ulteriore evoluzione produttiva, denominata Yer-4, era stata abbozzata ma non passò mai la fase di disegno.
Dati TecniciYermolaev Yer-2:
Propulsore:2 Charomskiy ACh-30B.
Potenza:1.500 hp ciascuno.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:420 km/h.
Tangenza Operativa:7.200 m.
Autonomia:5.500 km.
Armamento:1 mitragliatrice difensiva anteriore da 12,7 mm.
1 mitragliatrice difensiva ventrale da 12,7 mm.
1 cannoncino difensivo dorsale da 20 m.
Carico Utile:5.000 kg.


Nessun commento
Torna ai contenuti | Torna al menu