VEF I-16 - Res Aeronautica

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Lo sviluppo dell'aviazione, sia civile che militare, della seconda metà degli anni Trenta non risparmiò praticamente nessuno e coinvolse in un processo evolutivo anche quei paesi dove mancava una forte e consolidata industria aeronautica.
Fu soprattutto in Europa che tale fenomeno trovò un terreno particolarmente fertile: ogni nazione, infatti, sull'onda dei crescenti nazionalismi e sulla scorta delle necessità alla difesa, si adoperò per dotarsi di un valido apparato bellico e spese ingenti risorse nella produzione e nell'approvigionamento di materiale aeronautico di vario genere.
In tale momento, pertanto, assistiamo al compimento di fondamentali operazioni di rinnovamento del parco macchine in dotazione alle proprie forze aeree di quasi tutti i paesi del Vecchio Continente.
Una posizione particolarmente delicata nella prospettiva di una lotta per l'indipendenza era senza dubbio quella dei piccoli paesi baltici: situati in una zona geografica difficile, ai tempi al confine fra la Germania nazista, nei possedimenti cosiddetti prussiani, e l'U.R.S.S., l'Estonia, la Lettonia e la Lituania dovettero fare i conti con l'ingombrante presenza di scomodi vicini e si dovettero impegnare per riuscire a procurarsi gli strumenti militari più idonei alla propria difesa territoriale.
In aggiunta a tale difficoltà oggettiva di natura geoplitica, gli stati del Baltico, che peraltro erano più in linea e sotto l'influenza tedesca piuttosto che della Russia, pur essendo da questa rivendicati come territorio di appartenenza sovietica, dovettero fare i conti anche con una situazione economica sfavorevole, che precludeva loro l'acquisto di moderno materiale bellico straniero.
Unica eccezione era rappresentata dal più grande ed industrializzato delle tre nazioni: la Lettonia. A partire dalla metà dei '30, infatti, lo stato lettone avviò un intenso programma di aggiornamento della propria aeronautica, comprando nuovi apparecchi in sostituzione degli obsoleti biplani allora in servizio, aerei che addirittura risalivano alla prima guerra mondiale.
Pur non essendo particolarmente moderni, i velivoli importati dall'estero rappresentavano comunque un concreto passo avanti rispetto alle dotazioni precedenti e richiesero un invetivabile aggiornamento delle strutture e dei mezzi di scuola ed addestramento.
Per questo motivo nel 1938 il progettista lettone Karl Irbitis (1904-1997) si mise allo studio di un moderno apparecchio da addestramento avanzato ed anche da caccia leggero, monoplano con abitacolo chiuso e carrello fisso, realizzato attorno al motore Walter Sagitta I-SR importato dalla Cecoslovacchia.
Il progetto fu preso in carico dalla VEF e solamente nel 1940 fu possibile costruire il primo prototipo, che volerà nella primavera dello stesso anno.
Durante i collaudi, però, emersero problemi e difficoltà fin da subito: dopo appena venti minuti di volo, infatti, il Sagitta dell'apparecchio, denominato ufficialmente I-16, si arrestò ed il pilota fu costretto ad un atterraggio di fortuna, durante il quale il prototipo venne leggermente danneggiato.
Dopo l'episodio e dopo le dovute riparazioni, l'I-16 proseguì per breve tempo il prorpio ciclo di collaudo, ovvero fino a quando la Lettonia non venne occupata dall'Unione Sovietica nell'estate del 1940.
Con il cambio politico, il progetto dell'I-16 subì inizialmente una drastica frenata, durante la quale sembra che il prototipo sia rimasto pressochè fermo in attesa di conoscere il proprio destino, e solamente nel febbraio 1941, sotto la supervisione di milizie controllate da Mosca, si potè riprendere a studiare la macchina ed a proseguirne lo sviluppo.
Per quella data, infatti, si richiese alla VEF la realizzazione di almeno un prototipo per ciascuno dei progetti allora in fase di sperimentazione, ovvero in ordine l'I-12, I-15, I-16, I-17 e l'I-18, e di inviarlo direttamente nella capitale russa per valutazioni.
Sebbene il prototipo dello I-16 fosse già pronto, le difficoltà emerse in relazione al motore suggerirono la piccola casa lettone a trattenerlo per ulteriori analisi: nonostante le intenzioni, però, le noie motoristiche e meccaniche ritardarono sensibilmente i lavori, cui si aggiunsero le purghe staliniane che sottrassero a Irbitis gran parte del suo staff tecnico a seguito di deportazioni ed arresti.
Il progetto, pertanto, procedette a ritmi estremamente lenti, con il prototipo di fatto parcheggiato ed utilizzato molto raramente fino ad essere quasi dimenticato: pare infatti che l'I-16 non abbia nemmeno ricevuto le insegne sovietiche.
Cambio di rotta si ebbe con l'operazione Barbarossa e con la concquista ad opera della Wehrmacht dell'intera regione baltica: con l'arrivo delle truppe tedesche, infatti, il programma riprese brevemente slancio e si riuscì finalmente a risolvere i problemi che affliggevano l'impianto propulsivo.
Una volta ultimato lo studio, però, non fu autorizzata la produzione dell'I-16 e l'unico prototipo costruito finì con l'essere confiscato dalla Luftwaffe per poi essere assegnato alla scuola aerea con la designazione AW + 10.
Delle sorti dell'aeroplano, purtroppo, non si conosce nulla: stando alle memorie dello stesso Irbitis, il velivolo pare sia stato ceduto ad un non precisato paese neutrale, rimanendo, però, distrutto durante il volo di trasferimento.
Dati TecniciVEF I-16:
Propulsore:1 Walter Sagitta I-SR.
Potenza:454 hp.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:483 km/h.
Tangenza Operativa:8.000 m.
Autonomia:400 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 7,7 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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