Piaggio P.119 - Res Aeronautica

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Piaggio P.119

La storia dell'interessante Piaggio P.119 risale al 1938, quando l'ingegner Giovanni Casiraghi si mise allo studio di un velivolo da caccia capace di svolgere un ampio ventaglio di missioni e caratterizzato dall'insolita collocazione del propulsore, che si doveva sistemare nella sezione centrale della fusoliera.
In linea di principio, tale soluzione costruttiva doveva assicurare notevoli vantaggi per il possibile futuro intercettore: in primo luogo, la sistemazione centrale del motore consentiva lo snellimento e l'affinamento aerodinamico della sezione anteriore della fusoliera ed, in seconda battuta, il propulsore, che andava a finire dietro l'abitacolo del pilota, veniva sistemato direttamente sopra il baricentro dell'aereo, assicurando teoricamente un'ottima maneggevolezza.
Altri miglioramenti più marginali, ma non meno importanti, della configurazione erano portati alla visibilità, la cui ampiezza si giovava parecchio dell'assenza degli ingombri del motore anteriore, ed all'armamento, che poteva essere sistemato in un'unica batteria centrale in fusoliera, rendendo il tiro più stabile e preciso.
Nonostante le promesse del programma, il ministero ci mise qualche tempo a decidersi per la commissione ed il finanziamento di un prototipo, il quale venne effettivamente richiesto solamente nel 1940 inoltrato.
A dire la verità, se da un lato il motore centrale assicurava la soluzione di buona parte dei problemi riscontrati negli apparecchi più tradizionali, dall'altro tale configurazione provocava serie difficoltà tecniche, che nello specifico andavano a coinvolgere problemi di vibrazioni, surriscaldamento e centraggio.
Una volta ottenuto l'interesse, peraltro poco convinto, del governo, la Piaggio costruì nel 1942 il prototipo commissionato, il quale venne portato in volo per la prima volta il 19 dicembre dello stesso anno ai comandi di Nicolò Lana.
Fin da subito, però, furono chiari i problemi tecnici cui si fa riferimento in precedenza: propulso da un Piaggio P.XV raffreddato ad aria, anche se in fase progettuale si era richiesta l'installazione di un motore più potente P.XXII ma rimasto indisponibile, il velivolo, per evitare il surriscaldamento di tale organo, doveva volare con i flabelli dei condotti d'aria sempre aperti, con la conseguente tendenza a volare in assetto cabrato e provocando evidenti difficoltà di pilotaggio.
Altra grave problematica fu quella delle vibrazioni indotte dal motore, il quale non poteva essere gestito in modo sufficientemente elastico, mentre le stesse capacità di manovra ne risultarono fortemente penalizzate.
Pur senza grandi etusiasmi, i collaudi della macchina, sulla quale venne anche installato un primo abbozzo di armamento, procedettero fino all'agosto 1943, quando a causa di un malfunzionamento dei freni e del cattivo tempo il velivolo venne danneggiato in fase di atterraggio.
Nonostante i danni limitati, il prototipo non venne riparato e rimase abbandonato fino all'armistizio, quando, data la precaria situazione bellica e politica, si arrestò ogni ulteriore sviluppo: purtroppo dei resti dell'aereo si persero le tracce e nulla fu più ritrovato.
E' interessante ricordare, in ultima analisi, come poco prima del precipitare degli eventi alla Paggio si fosse studiata una possibile variante del P.119 in veste di aereo d'assalto con finalità anticarro, per la qual occasione si era ipotizzata l'installazione di un cannone centrale da 37 mm ed agganci alari per i relativi ordigni esplosivi: chiaramente tali volontà non si concretizzarono mai e rimasero solo ipotesi evolutive.  
Dati TecniciPiaggio P.119:
Propulsore:1 Piaggio P.XV RC.60.
Potenza:1.650 hp.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:640 km/h.
Tangenza Operativa:12.500 m.
Autonomia:1.500 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 12,7 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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