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Mitsubishi Ki-83

Il Mitsubishi Ki-83 trae le sue origini da una specifica ministeriale emessa nel 1943 dall'Esercito Imperiale Giapponese per la realizzazione di un caccia di scorta a lungo raggio.
Disegnato e progettato da Tomio Kubo, il velivolo fu un successore del fallimentare progetto del Mitsubishi Ki-73, il quale si presentava come un caccia monomotore spinto da un enorme propulsore Mitubishi XA-203 da 24 cilindri disposti ad "H".
Nonostante l'interessante idea di base, la macchina, di cui se sarà possibile si parlerà in apposito post a causa dello scarso materiale reperibile, fu vittima dell'eccessiva ambizione del suo motore, che non verrà mai messo a punto e che porterà all'abbandono dell'intero progetto; è curioso, però, notare come al velivolo in questione le autorità militari statunitensi attribuirono il nome in codice di "Steve" ritenendone erroneamente avviate le linee produttive.
Scartata la soluzione monomotore, pertanto, il team di progettisti incaricati del programma si orientarono nella costruzione di un bimotore biposto più convenzionale dotato di un'aerodinamica avanzatissima e particolarmente curata, tale da conferire al mezzo un aspetto molto elegante ed aggraziato.
Il nuovo apparecchio, denominato Ki-83, venne ispirato dalla precedente esperienza dello stesso Kubo nel fortunato e riuscito Mitsubishi Ki-46, del quale venne riproposta sostanzialmente l'impostazione concettuale di base, ovvero un bimotore dalle linee essenziali ma curate in un disegno molto pulito.
Portato in volo per la prima volta il 18 novembre 1944, il Mitsubishi Ki-83 mise in mostra delle qualità straordinarie: veloce anche alle alte quote, i dati parlano di 686 km/h a 8.000 metri, e persantemente armato, 4 erano i cannoncini installati (due da 30 mm e due da 20 mm), il velivolo, dalla costruzione interamente metallica, impressionò notevolmente per le sue doti di maneggevolezza, che eguagliavano se non superavano quelle dei contemporanei caccia monomotori di tutto il mondo.
Nonostante le frequenti soste dovute ai continui raid alleati, i collaudi procedettero abbastanza a lungo per attirare anche l'interesse della Marina Imperiale, la quale ne richiese espressamente la fornitura.
Accolto con favore dai vertici militari, il Ki-83 riuscì a ritagliarsi una pianificazione produttiva impostata per il 1945, ma, a causa dell'andamento del conflitto e delle necessità belliche, la priorità del programma venne progressivamente ridotta in favore della costruzione di caccia intercettori.
Si arrivò pertanto alla fine della seconda guerra mondiale con nemmeno una linea di montaggio avviata e con soli quattro prototipi realizzati, gli ultimi tre dei quali avevano ricevuto svariati rinforzi alle gondole motori per supportare meglio le vibrazioni prodotte dai propulsori.
Del destino degli aerei, purtroppo, le notizie sono contraddittorie: stando ad alcune fonti i quattro prototipi sarebbero stati confiscati e portati negli Stati Uniti al termine della guerra; mentre per altre tre apparecchi sarebbero andati distrutti e solo uno finì in mano statunitense.
Certo è che almeno un Ki-83 venne portato intatto negli U.S.A. per un ulteriore ciclo valutativo e di analisi, suscitando a quanto viene riportato un certo interesse e sollevando notevoli apprezzamenti.
Purtroppo non ci è dato sapere per quanto tempo fu provato e cosa accadde all'aeroplano, o agli apparecchi a seconda delle notizie, una volta ultimati i test: probabilmente venne malauguratamente demolito.
Dati TecniciMitsubishi Ki-83:
Propulsore:2 Mitsubishi HA-211 Ru.
Potenza:2.200 hp ciascuno.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:705 km/h.
Tangenza Operativa:12.600 m.
Autonomia:1.953 km.
Armamento:2 cannoncini da 30 mm.
2 cannoncini da 20 mm.
Carico Utile:100 kg.


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