Ikarus Orkan - Res Aeronautica

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Anche se tendenzialmente messo in ombra da produzioni aeronautiche più blasonate, in Jugoslavia a cavallo del 1937 - 1938 vide la luce un interessante gruppo di bimotori, fra cui si mise in mostra l'insolito Ikarus Orkan.
Il velivolo venne progettato come avventura privata nel 1937 da due giovani progettisti della Ikarus, ovvero Sava Momcilovic e Dusan Radojkovic, i quali diedero vita ad un bimotore concepito all'insegna dell'economia aerodinamica e fortemente ispirato al Breda Ba.88, che in quel periodo e sotto le insegne civili stava conquistando numerosi record internazionali.
Il progetto venne presentato già entro la fine del 1937 come potenziale bombardiere leggero e le autorità commissionarono la costruzione di un modello in legno per prove in galleria del vento, che avverranno nel corso del 1938 in Francia.
Il velivolo si presentava come un apparecchio estremamente interessante, il cui punto di forza risiedeva, oltre che nell'aerodinamica curata, anche nei pesi contenuti, le cui peculiarità consentivano l'ipotetico raggiungimento di elevate prestazioni anche con propulsori di scarsa potenza, che per l'occasione erano due radiali Hispano-Suiza da soli 670 hp ciascuno.
Altra caratteristica insolita era costituita dalla configurazione dell'abitacolo, il quale veniva interamente annegato nella sezione anteriore della fusoliera, che di conseguenza presentava un'ampia e quasi integrale finestratura.
Dai test in galleria emerse che l'apparecchio avrebbe sicuramente raggiunto dell ottime prestazioni, stimate approsivamente sui 500 km/h, ed un eccellente coefficiente di agilità.
Incoraggiato dagli esiti più che positivi del modello ligneo, il governo jugoslavo procedette alla commissione di un prototipo volante da consegnarsi nell'estate del 1939: nonostante gli entusiasmi, però, il contratto si riveò impegnativo ed oneroso, in quanto le spese per la fornitura dei motori ed equipaggiamenti ricaddero interamente sulle spalle della ditta Ikarus.
Sfortunatamente, la consegna del prototipo subì qualche ritardo a causa della complessità della costruzione di una tale macchina e non si riuscì ad ultimare il velivolo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.
In aggiunta a tali problematiche, i tecnici dovettero presto fare i conti anche con la mancanza dei propulsori previsti e richiesti, dato che l'intera produzione industriale francese fu convogliata alle esigenze delle forze armate nazionali.
Privati di tale organo, cui si dovette sommare la mancanza di tante altre componenti che si dovevano importare dalla Francia, gli addetti ai lavori dovettero cercare una strada alternativa, che ricadde sul radiale Fiat A.74 RC.38: tale soluzione si rivelò potenzialmente assai proficua, dato che, grazie alla maggiore potenza dei motori, le performance ne trassero un sensibie miglioramento, ma per rovescio della medaglia furono necessari delicati lavori di adattamento e di riprogettazione strutturale per ospitare tali propulsori, che presentavano dimensioni maggiori di quelle dei radiali Hispano-Suiza, col risultato di un'ulteriore dilatazione dei tempi di sviluppo.
Nonostante le difficoltà, nel giugno 1940 si riuscì finalmente a portare in volo il prototipo dell'Orkan, così era stato chiamato il bombardiere (il nome significa Uragano), ma durante tale battesimo dell'aria si verificò uno spiacevole incidente: dopo soli 14 minuti di volo, infatti, il pilota collaudatore Dusan Milivojevic decise di rientrare alla base, ma in fase di atterraggio il bimotore andò in stallo e cadde pesantemente a terra riportando importanti danni strutturali.
Le riparazioni ovviamente richiesero tempo e solamente nel marzo 1941 si riuscì a portare l'Orkan di nuovo in volo, ma questa volta ai comandi dell'esperto Aca Stanojevic: il nuovo pilota riportò rapporti estremamente positivi del mezzo, soprattutto per quanto riguarda la visibilità ritenuta eccellente, che paradossalmente era stata addotta come causa dell'incidente cui fu vittima il primo collaudatore, e ne suggerì in pratica ulteriori studi, che si concretizzarono nella conduzione di altri voli di collaudo.
Ancora una volta, però, l'evolversi degli eventi ebbe un forte peso nella vita dell'aeroplano: con l'invasione tedesca della Jugoslavia, infatti, ogni ulteriore sviluppo fu arrestato ed il velivolo rimase bloccato a terra in attesa di tempi migliori, anche se le fonti ne riportano un lieve danneggiamento durante i combattimenti sulla regione.
Dopo le operazioni militari nei Balcani, l'Orkan, che era stato catturato dalle truppe tedesche, venne portato in Germania, dove purtroppo svanì: nulla infatti è pervenuto fino ad ora del suo destino una volta varcata la frontiera.
Nel dopoguerra, infine, si disse che sul progetto dell'Ikarus Orkan sarebbe stato studiato il Focke-Wulf Ta 154, ma le fonti ufficiali e più recenti, cui si associa l'autore, scartano decisamente tale diceria, dato che non esiste alcuna prova a riguardo.
Dati Tecnici Ikarus Orkan:
Propulsore:2 Fiat A.74 RC.38.
Potenza:840 hp ciascuno.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:545 km/h.
Tangenza Operativa:11.000 m.
Autonomia:1.200 km.
Armamento:1 cannoncino da 20 mm.
2 mitragliatrici da 12,7 mm.
1 mitraglitrice brandeggiabile difensiva da 12,7 mm.
Carico Utile:800 kg.


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