Dornier Do Y - Res Aeronautica

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Nonostante la sofferta sconfitta della prima guerra mondiale e le conseguenti limitazioni imposte dal Trattato di Versailles all’apparato bellico ed industriale tedesco, nella Germania degli anni Venti e primi Trenta si continuarono comunque a portare avanti studi e progetti per nuovi aeroplani da combattimento, anche se molti produttori furono costretti a trasferire più o meno temporaneamante la propria attività in altri paesi “meno rigorosi” rispetto alle potenze alleate.
Com’è noto, alcune case costruttrici aprirono filiali in Svezia o andarono a costruire alcuni modelli direttamente in Unione Sovietica, ma sicuramente una delle più attive e dai risultati migliori fu senza dubbio la Dornier nella sua sede svizzera.
Nel periodo che gli storici britannici definiscono molto efficacemente come “interwar”, infatti, la casa tedesca riuscì a realizzare nel paese elvetico numerosi apparecchi di successo, soprattutto nel settore degli idro, trovando spunto anche per costruire alcuni interessanti velivoli da combattimento vero e proprio, presentati, ovviamente, sempre sotto le semplici spoglie civili.
Particolarmente importante, anche se spesso dimenticata, fu la piccola famiglia di bombardieri che la Dornier realizzò nei primissimi anni Trenta, fra cui ebbero un merginale successo i modelli Dornier Do 11 ed il Dornier Do 23, dei quali si parlerà in apposito post.
Uno dei primi rappresentati di tale piccola serie di aeroplani fu il Dornier Do Y, erede del precedente Dornier Do P, che venne progettato e realizzato nel 1931. Si trattava di un panciuto trimotore ad ala alta, spinto inizialmente da tre radiali Bristol Jupiter e privo di armamento, in quanto, come ricordato, si trattava formalmente di un velivolo da trasporto.
Portato in volo già nell’ottobre del ’31, il bombardiere si mostrava, nonostante le forme poco slanciate, piuttosto elegante e traeva evidente ispirazione dalle esperienze che la casa costruttrice aveva potuto fare con la produzione dello splendido “Wal”: con un ventre che ricalcava concettualmente il disegno di un idrovolante ed il terzo motore situato in posizione sopraelevata, infatti, il bombardiere riprendeva in buona sostanza il gusto progettuale dei famosi apparecchi idro che la Dornier aveva esportato in tutto il mondo.
Altra caratteristica del mezzo, che per inciso aveva struttura e fusoliera interamente metalliche a differenza di molti pariclasse dell’epoca, era rappresentata dal disegno alare, ampio e semi ellittico, che gli conferiva una certa robustezza e possanza.
Considerazioni estetiche a parte, il bombardiere soffrì fin dai primi collaudi le basse potenze dei motori installati, i quali risultarono del tutto insufficienti per poter spingere in modo adeguato un apparecchio di quella mole, e che ebbero forti ripercussioni sulle prestazioni generali.
Nonostante i problemi di propulsione, comunque, del Do Y venne realizzato un secondo prototipo e se ne intraprese un intensa campagna pubblicitaria in Austria, Ungheria, Romania e Jogoslavia, la quale, invero, fu l’unica a manifestare un interesse concreto, acquistando entrambi gli apparecchi in previsione di una eventuale successiva fornitura su più larga scala.
Si trattava, tuttavia, di una soluzione comunuqe temporanea: le prestazioni troppo basse dei propulsori, infatti, costrinsero i tecnici tedeschi a elaborare delle motorizzazioni più idonee, anche in ragione di un probabile armamento difensivo da introdurre in un secondo momento.
Nell’ottica di una migliore propulsione, pertanto, nel 1932 vennero realizzati due ulteriori apparecchi, questa volta spinti da tre radiali Gnome-Rhone K-9 da 450 hp di potenza ciascuno e azionanti delle eliche tripala, a differenza della semplici bipala precedenti.
La nuova soluzione ebbe buone ripercussioni sulle qualità di volo del mezzo, ma l’aumento dei costi di produzione e gestione finirono col far scemare l’interesse del ministero tedesco e, di conseguenza, l’intero progetto fu abbandonato in favore di macchine più innovative e perfezionate dalle nuove esperienze.
Sul destino dei pochi esemplari prodotti, le notizie sono poche e non particolarmente precise.
Per quanto riguarda le macchine cedute alla jogoslavia, la quale nel ’37 ne aveva acquistato due ulteriori esemplari, le fonti si limitano ad indicarne un utilizzo negli stormi da bombardamento fino al 1939, quando il velivolo venne sostituito dalla prima linea dal Savoia Marchetti SM-79 per essere relegato a compiti di collegamento e trasporto aereo.
A quanto risulta, inoltre, sembrerebbe che qualcuno di questi aeroplani sia stato catturato intatto dalle truppe tedesche nel corso dell’offensiva balcanica del 1941 per essere poi successivamente ceduto alla Croazia.
Nelle fonti, infine, si parla anche di almeno un Dornier Do Y impiegato per compiti di addestramento e scuola aerea privata della stessa Dornier, ma nulla di più concreto è giunto all’autore in merito.
Dati TecniciDornier Do Y:
Propulsore:3 Gnome-Rhone K-9.
Tipologia:Radiale.
Potenza:450 hp ciascuno.
Velocità Massima:300 km/h.
Tangenza Operativa:8.300 m.
Autonomia:5.430 km.
Armamento:2 mitragliatrici difensive anteriori da N/A mm.
2 mitragliatrici difensive dorsali da N/A mm.
1 mitragliatrice difensiva ventrale da N/A mm.
Carico Utile:1.200 kg.


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