C.R.D.A. Cant. Z.501 "Gabbiano" - Res Aeronautica

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C.R.D.A. Cant. Z.501 "Gabbiano"

Il Cant. Z.501, realizzato dai C.R.D.A. (Cantieri Riuniti dell'Adriatico), nacque come risposta ad un bando ministeriale presentato nel 1933 con il quale si richiedeva un sostituto dell'eterogeneo e generalmente antiquato parco macchine da ricognizione allora in servizio.
Senza soffermarci troppo sul concorso in sé, invero una riproposizione di una precedente e fallimentare direttiva del 1930, basti qui ricordare che tale specifica mirava alla realizzazione di un velivolo da ricognizione marittima a lungo raggio, ma che, allo stesso tempo, fosse capace anche di poter svolgere missioni di bombardamento aeronavale.
Nonostante l'urgenza di procedere con il rinnovamento richiesto, tuttavia, all'appuntamento si presentarono concretamente solo la Macchi, con il modello Mc.77, e la C.R.D.A., che, grazie al ritrovato contributo dell'Ing. Zappata, elaborò un elegante idrovolante monoplano monomotore con un'ampia ala ellittica vistosamente rialzata rispetto alla fusoliera.
Altra peculiarità consisteva nell'insolita sistemazione dell'unità motrice, la quale, alloggiata in una gondola sita direttamente sul dorso alare, era provvista di un grosso radiatole anulare, la cui conformazione dava l'erronea impressione che il relativo propulsore fosse appunto un radiale.
Direttamente dietro al motore, inizialmente un Isotta-Fraschini “Asso” 750R, trovava spazio anche una postazione difensiva, il cui piccolo abitacolo poteva essere raggiunto durante il volo mediante un'apposita scaletta ricavata fra i montanti alari.
Collaudato per la prima volta nel febbraio del 1934, comunque, il velivolo mise in mostra delle buone doti complessive, le quali, pur non raggiungendo le velocità massime richieste, si distinsero soprattutto per quanto concerne le capacità nautiche e di flottaggio.
Positiva era anche l'autonomia pratica, così generosa da consentire al velivolo di stabilire nel 1934 un primato mondiale di distanza per la categoria idro.
Nell'occasione, infatti, un equipaggio capitanato dal noto collaudatore Mario Stoppani portò il mezzo alla volta di Massaua (Eritrea) per un volo diretto che superò i 4.000 km percorsi in una ventina d'ore.
Sfruttando l'evento, inoltre, per il viaggio di ritorno vennero organizzate delle tappe intermedie, dirette verso il Medio Oriente ed i Balcani, durante le quali il Cant. Z.501 venne presentato per l'esportazione a svariate delegazioni straniere (in particolare turche, sovietiche, rumene e greche).
Com'è facile intuire, l'impresa, che dovette essere ripetuta con successo appena un anno dopo dato che il primato era stato nel frattempo stabilito da una squadra francese, ebbe grande risalto e contribuì non poco a sbilanciare favorevolmente le attenzioni ministeriali.
Scartato il concorrente Macchi, pertanto, nel '35 la Regia Aeronautica siglò una prima fornitura per una ventina di esemplari, cui si aggiunsero altre richieste per uso civile, nonché una piccola commessa da parte del governo rumeno.
Sotto il profilo operativo, il velivolo, ufficialmente denominato “Gabbiano”, conobbe un primo impiego bellico durante la guerra civile spagnola, in occasione della quale venne istituito un reparto da ricognizione che ben si comportò nelle operazioni militari ma che, è bene ricordare, ebbe generalmente ad operare in assenza di una reazione nemica di nota.
Il conflitto, tuttavia, mise peraltro in luce un aspetto quantomai preoccupante dell'apparecchio, il quale, durante degli ammaraggi particolarmente duri, aveva la tendenza a subire il cedimento dei montanti centrali posti a sostegno dell'ala.
Il dato, di per sé non eccessivamente preoccupante, era però estremamente pericoloso, in quanto il violento collasso della sezione portava inevitabilmente a spostare in avanti anche l'elica (in trazione), le cui pale finivano con il collidere con la fusoliera del velivolo “affettandola” nel vero senso della parola: il problema, però, era che l'elica medesima, essendo posizionata in prossimità dell'abitacolo di pilotaggio, ne invadeva la cabina arrecando gravissimi danni agli sfortunati piloti e provocandone di frequente l'amputazione degli arti inferiori.
Tale problematica, tuttavia, non venne mai risolta, complice anche la struttura interamente lignea del velivolo, tanto che le fonti riportano di come i piloti, per scampare ad un così grave pericolo, preferissero ammarare allontanando i piedi dalla pedaliera e lasciando l'aeroplano planare senza timone.
Cedimenti strutturali a parte, che diedero vita al poco lusinghiero nomignolo di “Mammaiuto”, allo scoppio della seconda guerra mondiale il Cant. Z.501 risultava decisamente superato sotto il profilo tecnico.
Troppo lento e troppo poco manovriero, l'idrovolante non aveva grandi possibilità di fuga da un'eventuale intercettazione nemica, anche se, è doveroso ricordare, non mancarono discreti ed accettabili risultati.
Stando alle fonti, infatti, il “Gabbiano” si rivelò un buon velivolo di scorta ai convogli marittimi e specialmente nella lotta antisommergibile, nelle cui operazioni l'idrovolante, oltre a poter attaccare direttamente i battelli nemici grazie al suo carico bellico, fungeva quale prezioso faro-guida per le imbarcazioni italo-tedesche del Mediterraneo.
L'attività dell'aeroplano, infatti, era molto apprezzata dai comandi della Regia Marina, in quanto, per via della sua bassa velocità di crociera, il mezzo si prestava particolarmente bene per l'individuazione di mine o altre insidie per il naviglio leggero: basti pensare, infatti, che nelle prime fasi della guerra la maggior parte delle perdite mercantili nazionali venne registrata durante le ore notturne; e cioè in assenza dell'occhio vigile dell'elegante ricognitore.
Col prosieguo del conflitto ed il mutare degli scenari, tuttavia, l'apparecchio cadde in progressivo disuso: solamente una trentina di esemplari, infatti, conobbe un certo impiego dopo l'armistizio del 1943 presso i reparti dell'aviazione cobelligerante con compiti di scorta ai convogli e missioni di avio-soccorso.
Le fonti, inoltre, parlano anche di una quarantina di unità requisite dalla Luftwaffe, ma, sfortunatamente, le vicende di tali apparecchi si perdono nel vortice degli eventi, anche se, per cronaca, risulta che le forze armate tedesche abbiano impiegato nel Mar Nero qualche esemplare requisito all'aeronautica rumena.
Alla fine delle ostilità, infine, rimaneva operativa una ventina di aerei, di cui appena dieci ancora efficienti, fra Taranto e Brindisi, le cui unità continuarono ad essere impiegate ancora per qualche tempo prima di essere demolite nel corso del 1950.
Dati Tecnici
C.R.D.A. Cant. Z.501 "Gabbiano":
Propulsore:
1 Isotta-Fraschini Asso 750 R.
Tipologia:In Linea.
Potenza:850 hp.
Velocità Massima:275 km/h.
Tangenza Operativa:5.000 m.
Autonomia:4.130 km.
Armamento:3 mitragliatrici difensive da 7,7 mm.
Carico Utile:500 kg.


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